Libia, assassinata a Tripoli attivista pacifista

 

 Giuseppe Acconcia, 25.2.2015 “Il Manifesto”

Libia. E Haftar si proclama comandante unico delle forze armate

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Il corpo senza vita dell’attivista libica, Intis­sar al-Hasaari, è stato ritro­vato mar­tedì a Tri­poli. Mili­tante per la difesa dei diritti umani, Intis­sar, 35 anni, aveva fon­dato il gruppo Tan­wer (illu­mi­na­zione), movi­mento paci­fi­sta, con­tro l’uso della vio­lenza da parte delle cen­ti­naia di mili­zie attive nel paese. Intis­sar si oppo­neva ai movi­menti isla­mi­sti radi­cali che hanno tro­vato ter­reno fer­tile in Libia, soprat­tutto dopo il ten­ta­tivo di colpo di stato avviato dal gene­rale Kha­lifa Haf­tar nell’estate scorsa.

La donna è stata ritro­vata nel baga­gliaio della sua auto, cri­vel­lata di colpi. Per mesi una cam­pa­gna di omi­cidi poli­tici è stata con­dotta da gruppi sala­fiti a Ben­gasi. Lo scorso giu­gno venne assas­si­nata, forse da mili­zie isla­mi­ste, la nota atti­vi­sta per i diritti umani Salwa Bugai­ghis. La donna, avvo­cato, era vice pre­si­dente della Com­mis­sione per il Dia­logo nazio­nale in Libia e atti­vi­sta in prima linea nella difesa dei pri­gio­nieri politici.

Nep­pure si placa il brac­cio di ferro tra isla­mi­sti e mili­tari pro-Haftar. Ieri c’è stato un punto a favore di Haf­tar che ha visto raf­for­zato il suo ruolo poli­tico. L’ex agente Cia e oppo­si­tore di Ghed­dafi non solo ha messo le mani sulla Cire­naica, si è anche auto-proclamato coman­dante gene­rale dell’esercito. Secondo il por­ta­voce delle Forze armate libi­che, Moha­med Hegazi, si è creato così «un coor­di­na­mento fra le auto­rità libi­che ed egi­ziane con­tro il terrorismo».

Haf­tar, for­ma­tosi in Unione Sovie­tica, ha par­te­ci­pato al colpo di stato del 1969 che portò al potere Ghed­dafi. Durante la guerra tra Libia e Ciad (1978–1987), fu impri­gio­nato dall’esercito cia­diano e abban­do­nato al suo destino. Fu libe­rato con l’intervento degli Usa, dove ha vis­suto per 20 anni. Accu­sato di spio­nag­gio da Ghed­dafi e rien­trato a Ben­gasi nel marzo 2011, Haf­tar venne nomi­nato capo delle forze di terra dal Con­si­glio nazio­nale di tran­si­zione (Cnt). Poco dopo la caduta di Ghed­dafi, 150 tra uffi­ciali e sot­tuf­fi­ciali lo nomi­na­rono capo di stato mag­giore. Ope­ra­zione mai uffi­cia­liz­zata: nel feb­braio 2014 Haf­tar aveva già annun­ciato in un video l’intenzione di pro­muo­vere un’iniziativa con­tro il governo libico.

La nomina di Haf­tar a coman­dande unico dell’esercito era stata pro­po­sta dal pre­si­dente del par­la­mento libico di Tobruk, Aguila Saleh Issa. A Tobruk ha sede il par­la­mento eletto in fretta e furia la scorsa estate ma sciolto dalla Corte suprema. La comu­nità inter­na­zio­nale sem­bra sim­pa­tiz­zare per que­sta fazione, appog­giata dall’esercito egi­ziano, che ha attac­cato Sirte la scorsa set­ti­mana con l’intento di favo­rire Haf­tar nella con­qui­sta di Tri­poli. Eppure defi­nire «legit­timo» il par­la­mento di Tobruk è una for­za­tura media­tica in linea però con le tra­di­zio­nali aspi­ra­zioni di con­trollo sulla Libia di Lon­dra e Washing­ton. Spesso si dimen­tica che la città di Tobruk fu la prima ad essere sot­tratta all’Asse Roma-Berlino dalle forze armate bri­tan­ni­che durante la seconda guerra mondiale.

Non manca giorno poi in cui il pre­mier di Tobruk, Abdul­lah al-Thinni, non ricordi la minac­cia jiha­di­sta incom­bente in Libia. Secondo l’ex mini­stro della Difesa, dopo la con­qui­sta di Derna e di parte di Sirte dei ter­ro­ri­sti, sedi­centi Stato isla­mico (Is), ora il rischio è quello di infil­tra­zioni dei jiha­di­sti nige­riani di Boko Haram. Per que­sto le forze spe­ciali fran­cesi avreb­bero pro­mosso da mesi incur­sioni nella zona del mas­sic­cio del Tibe­sti, al con­fine con il Ciad.

E così il ver­tice dei cin­que paesi del Sahel (Mau­ri­ta­nia, Ciad, Niger, Mali e Bur­kina Faso) a Noua­k­chott si era con­cluso pro­prio con la richie­sta di un inter­vento inter­na­zio­nale con­tro i gruppi armati in Libia, in accordo con Nazioni unite e Unione afri­cana, ben prima dello scop­pio della crisi a Sirte. Il ten­ta­tivo nego­ziale pro­mosso dalle Nazioni unite non decolla dopo l’uscita di scena dei poli­tici di Tobruk che hanno boi­cot­tato il tavolo. Non solo, a causa del dete­rio­rarsi della sicu­rezza, le Nazioni unite hanno ulte­rior­mente ridotto la loro pre­senza nel paese.